Rocca Roveresca

Sudan

Claude Iverné (nato nel 1963)

Dal 1998, indaga su un antico sentiero trans-sahariano nel deserto del Kordofan, tra l'Egitto e il Sudan, "Darb al Arba'in". ("il sentiero dei giorni corti"). Proposto da Éric Dupont

Proposto da Éric Dupont

 

 

 

 

   "Se dovessi trovare un aggettivo per descrivere il lavoro di Claude Iverné, sarebbe "attento": attento nel senso che presta attenzione agli altri, ma senza pietà, senza cercare di produrre un effetto, senza pathos, senza nessuna di quelle cose che una volta erano associate all'Africa e alla situazione africana, cioè l'Africa in crisi. È attento perché le sue immagini richiedono tempo per essere fatte e per essere lette, oltre che una sorta di concentrazione.

Quentin Bajac, New York, gennaio 2017

The last days of the Romanov

Pierre Gilliard (1879-1962) & alii
Immagini in movimento della famiglia Romanov fotografata da Pierre Gilliard.
Proposto da Daniel Girardin

 

 

 

 

   All'inizio del XX secolo, lo svizzero Pierre Gilliard trascorse tredici anni alla corte russa come tutore dei cinque figli della famiglia imperiale: Olga, Tatiana, Maria, Anastasia e Alexis. Divenne rapidamente un amico intimo e confidente dei bambini, soprattutto dello Zarevich, la cui salute era molto precaria a causa di una malattia ereditaria. La sua posizione gli permise di vivere nell'intimità della famiglia imperiale russa, di cui condivise la prigionia e il tragico destino fino agli ultimi momenti. Forse perché era cittadino svizzero, fu risparmiato all'ultimo momento. Fotografo appassionato, ha scattato decine di foto che ha potuto salvare affidandole con discrezione al console britannico. Queste singolari fotografie mostrano il volto intimo della famiglia imperiale, senza censure o manipolazioni, lontano dai ritratti ufficiali.

  

  

Je cherche l'or du temps

Mario Cresci (nato nel 1942)

Lavoro risultante dalla residenza dell'artista all'ICCD del più baudelairo dei fotografi italiani.

A cura di Francesca Fabiani

 

 

 

 

   Mario Cresci ha ristampato il ritratto di Baudelaire 46 volte, quanti gli anni di vita del fioraio del male, poi ha accartocciato ciascuna stampa in modo diverso a coprirgli il volto: solo gli occhi restano visibili, gli occhi che videro l’alba del medium che ribaltò la cultura visuale del pianeta.

Ma forse lo sguardo del poeta non era di rabbia , solo di rassegnazione. Baudelaire sapeva già che quel “rifugio di pittori mancati” non sarebbe rimasto all'umile posto di servetta delle arti e avrebbe finito per “varcare la soglia dell’immaginario”. Cresci è l’uomo che ha incarnato questo destino in mezzo secolo di lavoro con, per e sulla fotografia. Grafico, disegnatore, docente, artista multimediale, certo non "solo un fotografo”, Cresci appartiene a una generazione di esploratori del visibile (Migliori, Mulas, Vaccari, ...) che non ha sentito il timore sacrale dello “specifico fotografico” .

(Michele Smargiassi, Blog)

Black caravaggio

Michel Collet (born 1949)

Fotografie dedicate alla vita e alla morte del misterioso pittore, con alcune chiavi per i punti enigmatici.

Proposto da Serge Plantureux

 

 

   ... si mise in viaggio nel luglio 1610 con una feluca che, settimanalmente, navigava verso Porto Ercole e ritorno, ma diretto segretamente allo scalo portuale di Palo di Ladispoli, sotto il feudo degli Orsini, in territorio papale, luogo distante circa 40 km da Roma. In quel feudo avrebbe atteso, in tutta sicurezza, il condono papale prima di ritornare, da uomo libero, nella Città eterna. L'ipotesi più certa racconta che l'arrivo a Palo di La dispoli , dis atteso dalla so rveglianza costiera, ne causò il fermo per accertamenti. La feluca, non potendo aspettare, sbarcò il Merisi e continuò la rotta a nord, presso Porto Ercole, dove doveva giungere, tuttavia portandosi dietro il bagaglio dell'artista. Quelle casse però, contenevano anche il prezzo concordato dal Merisi col cardinale Scipione Borghese per la sua definitiva libertà, ed in particolare tre sue tele...

  

 

Spazio a margines

Enzo Carli (nato nel 1949)

Fotografie scelte dall'artista nei suoi lavori recenti. Presentato da Massimo Renz .

 

 

 

 

   “Carli coglie ciò che di solito sfugge ai ostri sguardi distratti, costantemente rivolti verso l’utile e non verso la realtà dell’essere”. — Jean-Claude Lemagny già Conservatore della Biblioteca Nazionale di Franci

Enzo Carli, sociologo, giornalista e per necessità fotografo, ha partecipato a mostre, dibattiti e convegni sulla fotografia in Italia e all’Estero. Affettuoso allievo e amico di Mario Giacomelli, è autore di saggi e pubblicazioni sullafotografia e sulla comunicazione per immagini. È stato consulente di enti pubblici e privati sulla fotografia a livello nazionale e internazionale; direttore artistico di Human work, progetto europeo sulla fotografia (Italia, Spagna, Germania, Romania), ha collaborato con la Biblioteca Nazionale di Francia (BNF) in occasione della Mostra :”Metamorfosi” di Mario Giacomelli (2005/2006).

 

Deserti abitati

John R. Pepper (nato nel 1962)

Fotografie di deserti di diversi continenti.

Proposto da Kirill Petrin

assistito da Tanya Fokina

 

 

 

 

 

"I deserti hanno sempre affascinato i fotografi - dice John R. Pepper — Questi spesso entrano nei deserti per catturare la bellezza del paesaggio. Per quanto bello possa essere, io volevo andare oltre. Il mio concetto, il mio obiettivo, era di usare il deserto come un pittore usa una tela bianca vergine. Ho cercato di scoprire quali immagini si rivelavano al mio occhio — a volte erano figurative, a volte astratte — creando una simbiosi tra il paesaggio di fronte a me e le immagini sepolte dentro di me. Alla fine di questa ricerca subliminale, la mia fotografia, la mia "tela", è diventata l'espressione del mio essere più profondo, delle mie percezioni di artista".

Tre anni, 18 .000 chilo metri in viag gio nei deserti di Dubai, Egitto, Iran, Israele, Mauritania, Oman, Russia e Stati Uniti, hanno permesso a Pepper di scoprire luoghi sug gestivi che esprimono una complessità e una diversità emotiva uniche

Sulle orme del poeta

Massimo Renzi, Walter Ferro, Delia Biele, Giorgio Bianchi, Loriano Brunetti, Daniele Duca, Marco Melchiorri, Paolo Monina, Sofio Valenti, Roberto Zappacosta

Proposto da Monia Frulla

 

 

 

 

   Questo progetto è scaturito da un workshop fotografico, in ricordo e tributo a Mario Giacomelli, poeta dell’immagine

   L’idea portante del progetto, ricostruire per costruire; ricostruire una realtà passata per rivivere una memoria antica data dalla testimo-nianza immutabile dei campi, della terra della civiltà contadina, trasfusa, inoculata dalla poesia.

   Fotografare attraverso la riproposizione del matrimonio sull’aia l’essenza del rituale, all’evocazione del sentimento, nella ripresa delle antiche e primordiali origini, come le pause cicliche dal cuore antico come la mensa contadina sull’aiadai profumi e dai sapori di una volta. Una ricerca di immagini antropologiche in cui, in ogni frammento, in ogni forma tangibile è celata la dimensione dell’uomo, dei cicli della natura e della madre terra nelle tracce di significati nascosti...

  

Tataouine

Nino Migliori (nato nel 1927)

Reportage sul sito della città tunisina del deserto a sostegno del processo di classificazione e protezione dell'UNESCO, 2013.

Proposto da Marina Truant

 

 

   Nino Migliori sorprende per l'ampiezza della sua produzione e la diversità dei progetti che ha realizzato. Il nome di Tataouine è diventato famoso in tutto il mondo quando George Lucas, che ha girato il film originale di Star Wars in varie località della Tunisia, ha dato lo stesso nome al pianeta natale di Luke Skywalker: Tatooine. .

   " L'espressione popolare "andare a Tataouine" o "andare a Tataouine-les-Bains" significa andare a perdersi alla fine del mondo. Questa espressione deriva dalla presenza della prigione e dalla lontananza in una regione desertica e l'aggiunta del suffisso "les-Bains" suggerisce che l'unico interesse della città sarebbero i suoi bagni pubblici, che non esistono. Nella lingua popolare del Québec, il verbo "tataouiner" significa "mancare di celerità", o più figurativamente, "procrastinare inutilmente", ma non sembra avere alcun legame etimologico con la città di Tataouine

Materialità

Mario Santoro Woith (nato nel 1968)

Stampe in argento su carta fatta a mano dall'artista.

Proposto da Richard Grosbard

 

 

 

 

   L'artista e artigiano Mario Santoro ha iniziato questo notevole progetto quinquennale nel 1997 - poco prima dell'avvento del nuovo millennio - come un modo per celebrare il carattere distinto di Roma e la sua eredità duratura. La sua visione come artista è evidente nella suggestiva composizione e struttura di ogni opera, mentre la sua dedizione come artigiano è inconfondibilmente presente nella squisita carta che realizza a mano per ogni fotografia. La sua mostra, Roma, ha offerto agli spettatori uno sguardo ineguagliabile sulla struttura di Roma. Nel lavoro di Santoro, monumenti antichi, processi fotografici millenari e nuove tecnologie si fondono, costrin-gendo gli spettatori a riesaminare la Città Eterna attraverso la lente della visione artistica di Santoro. Strati di conoscenza interagiscono mentre gli spettatori intravedono in ogni fotografia pezzi della storia di Roma, ancora in fase di scrittura mentre la città prende il suo posto nel nuovo millennio. Esposte per l'ultima volta al Musee de L'Elysee di Losanna nel 2002, le durature fotografie di Santoro possono essere viste ancora una volta qui alla Biennale di Senigallia. (Richard Grosbard)